La visita di Napolitano a Sassari e Alghero è stato un susseguirsi di appuntamenti e celebrazioni, ma anche di impegni presi davanti
all’evidenza di una crisi senza precedenti in cui si avvita la Sardegna-di Pier Giorgio Pinna - SASSARI. Chiara la sintesi del viaggio di Napolitano in Sardegna. Nel teatro comunale l'ha messa in evidenza lo stesso Capo dello Stato.
Con un discorso che ha richiamato la tempistica dei provvedimenti attesi dall'isola: «Ancora oggi si tratta di far valere impegni assunti da parte dei governi e non rispettati, disattesi così come i diritti sanciti nello Statuto regionale - ha detto - Ma in queste ore si è dato il via a un confronto articolato in gruppi di lavoro che dovrebbe tradursi in un decreto del presidente del Consiglio entro quattro settimane».
Un mese, quindi. È alla fine di marzo che, se il governo Monti onorerà gli ultimi impegni e non sopraggiungeranno difficolà, saranno poste le basi per importanti soluzioni nella Vertenza Sardegna. Ma la sottolineatura di Napolitano si è inserita in un contesto preciso. Lo stesso nel quale il presidente ha dapprima ribandito che l’isola è la regione italiana più colpita dalla crisi. E ha poi svolto un esame più complesso, globale, variegato del difficile momento internazionale. Partendo da Sassari e dalla due-giorni in Sardegna.
«In quest’isola siamo davanti a una situazione drammatica — ha ammesso Napolitano — Il tessuto produttivo rischia di disfarsi. E sono troppi i segni di fragilità dello sviluppo, almeno come si era configurato nei decenni trascorsi. Scontiamo ritardi nell’affrontare il rinnovamento e inadempienze da parte dello Stato. E allora? Allora dobbiamo capire, vedere bene, verificare che cosa rilanciare, comprendere come si possano seguire strade alternative».
«E dobbiamo discutere su due versanti: da un lato facendo leva sulla grande risorsa dell’autonomia, dall’altro guardando al contesto europeo — ha proseguito — Qual è stato in fondo il motivo dell’attribuzione alla Sardegna di una autonomia speciale all’indomani della caduta del fascismo, quando ancora si preparava l’Assemblea costituente? Quell’attribuzione si fece per ciò che la cultura e la storia dell’i sola rappresentavano: qualcosa di molto distinto dal Mezzogiorno, del quale pure questa regione si considera parte».
Adesso, secondo Napolitano, c’è tuttavia la necessità «di far rispettare impegni e diritti dell’isola in considerazione di alcune sue caratteristiche e condizioni particolari, come l’i nsularità».
Perciò nell’affrontare le ultime contingenze economiche, secondo il Capo dello Stato, si deve avere «piena consapevolezza del contesto in cui ci muoviamo: quello di una Europa a sua volta in serie difficoltà e di un mondo radicalmente cambiato». Con una Sardegna capace di reggere «una competizione così stringente, ardua per l’i nsieme del continente, e non solo per questa terra dove si scontano riflessi specificamente gravi e preoccupanti della crisi generale».
Napolitano si è quindi soffermato su alcuni dati positivi e sui pochi segnali di speranza che s’intravedono in Europa. A iniziare dalla svolta in Grecia dell’altra notte. Che, a detta del presidente, ha consentito di evitare «un allarmante contagio per l’e urozona». E ha aggiunto: «C’è più volontà di quanto non risultasse poco tempo fa di mettere l’accento su politiche di crescita e di sviluppo, e non solo di risanamento della finanza pubblica e del superamento del debito sovrano. Questo spostamento di accento è il risultato di una iniziativa di 12 capi di governo che hanno scritto un documento completo e stimolante. Tra loro, Monti».
«Emergono così elementi di novità in una politica che si riduceva spesso al ruolo della Francia e della Germania — ha continuato — Ora c’è la voce italiana e c’è la voce di altri premier che spingono per collaborare all’avvio di una politica di sviluppo per l’intera economia della Ue».
Poi, di fronte ai 1500 del teatro comunale sassarese che in più di un’occasione hanno applaudito le sue analitiche e lucidissime messe a fuoco, è ritornato ai temi dell’isola. «Per ciò che riguarda la Sardegna ho tratto diversi spunti: diverse questioni sono state poste sul tappeto a Roma in un incontro tra le rappresentanze istituzionali sarde e nazionali», ha ricordato come aveva già fatto l’altro ieri a Cagliari. Sino a chiudere analisi e argomentazioni con la certezza che d’ora in poi per il governo nazionale quello dell’isola diventerà uno dei problemi non più rinviabili. Meglio: una delle questioni da cominciare a superare nel giro di appena quattro settimane.
22 febbraio 2012
La Nuova Sardegna